La povertà è il frutto delle politiche economiche perseguite. Non è un incidente di percorso, ma il risultato ottimale programmato e raggiunto

di Daniele Re

La retorica delle Istituzioni non è mai neutra né è mai semplicemente falsa. La mistificazione della storia che essa puntualmente contiene, come nel caso del 60 anniversario della strage di Marcinelle, serve in realtà a stordire, a nascondere i fatti, ad ottenebrare le coscienze. Così parlare di “eroi” o del coraggio di “concittadini” che sarebbero morti per “risollevare se stessi e le loro famiglie dalla devastazione del secondo conflitto mondiale”, significa, questo sì, offendere la loro e la nostra memoria.

La perdurante emigrazione meridionale come la diaspora africana non hanno nulla di eroico o di fatalistico ma si iscrivono in specifiche strutture economiche che, incentrate su alcune istituzioni e svariati accordi transnazionali (Unione Europea, FMI, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, ecc…) e fondate sulla diseguaglianza delle ragioni di scambio, continuano a consentire a poche centinaia di multinazionali e di gruppi finanziari di soggiogare il mondo intero, sfruttando la manodopera e creando sacche crescenti di disoccupazione, povertà e miseria.
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