Il catartico incendio di Palermo

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Provocazione di Vincenzo Sparti

Il fato è così arrabbiato da abbattere calamità su questa infida città.

Mentre tutti invocano responsabilità e vergogna, v’è pure chi accende un lumicino a favore del nobile fuoco che può segnare l’inizio della catarsi.

Certo, se vi sono persone e bambini che soffrono, non può che aversi pietà, stringersi al loro dolore, e, se del caso, uscir di casa sbracciati a dare il proprio aiuto.

Ma se la gente sta soltanto patendo dei disagi, devo vergognarmi di nutrire la speranza che il fuoco divori tutti gli uffici pubblici, i palazzi del potere, il palazzo delle aquile e quello dei normanni, si abbatta sull’università e poi faccia una capatina al Tribunale, andando poi presso Riscossione Sicilia ed allora verso le sedi degli assessorati, e da lì all’annona e poi all’INPS ed ai comandi di polizia municipale ed all’ufficio anagrafe. “S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo” diceva il grande Cecco, perché non posso pensarlo io?

Da sempre il fuoco è l’immagine della rigenerazione, e se bruciassero tutti questi uffici, non sarebbe forse l’occasione di ripartire da zero, con la rimessione di tutti i debiti, con l’affermazione più pura dell’uguaglianza (senza onorevoli, presidenti, caste, PD e 5 Stelle), l’ultima chance di una palingenesi che bandisca una volta e per tutte l’inguaribile mediocrità che ha avvinto la Sicilia, il torpore intellettuale in cui sono sprofondati tutti i siciliani?

“Io vi battezzo nell’acqua, ma Colui che viene dopo di me è più potente di me. Egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel Fuoco” dice Giovanni Battista. Il fuoco si associa al battesimo, ad una vita nuova, ad una vita finalmente sacra.

Perché devo trepidare se il fuoco lambisce le mura di cinta del Castello Utveggio da sempre simbolo di clientele inaccettabili che offendono l’intelligenza dei siciliani, fornace di prebende per chi non ha né arte né parte?

Può la situazione essere peggiore di come è adesso? Cosa temiamo allora? Che il fuoco sguinzagli le sue lingue roventi su questa palude camarina?

Al diavolo questi politici che si scandalizzano e si attaccano a vicenda. Non sono altro che gli dei di un Walhalla in procinto di scomparire ed avendolo compreso provano a vendersi a vicenda.

Come nell’anello del Nibelungo, la pira di Brunilde sembra già accesa, ed anche il Walhalla né sarà travolto, ma non sarà la fine, ma un nuovo inizio. Già s’intravede Parsifal salire sull’altare e gli dei falsi e corrotti lasciare il passo al Salvatore in croce. Il popolo siciliano deve avere fede in sé stesso ed in Dio che battezza nello Spirito Santo e nel “Fuoco”.

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