Forza del Popolo, movimento rivoluzionario

rivoluzione

01 – LEGITTIMITA’ DEL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO

Già nel XVI secolo1 fu affermato il diritto del popolo di ribellarsi nel caso in cui l’istituzione che detiene il potere fosse divenuta sua nemica.

Per il britannico John Locke, “Contro la tirannia come contro ogni potere politico che ecceda ai suoi limiti e ponga l’arbitrio al posto della legge, il popolo ha il diritto di ricorrere alla resistenza attiva e alla forza. In questo caso la resistenza non è ribellione perché è piuttosto la resistenza contro la ribellione dei governanti alla legge e alla natura stessa della società civile. Il popolo diventa giudice dei governanti e in qualche modo si appella allo stesso giudizio di Dio2.

Concetto analogo è stato affermato dallo statunitense Henry David Thoreau nel libello “disobbedienza civile“: “Tutti gli uomini riconoscono il diritto alla rivoluzione, quindi il diritto di rifiutare l’obbedienza, e d’opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano grandi ed intollerabili“.

Il russo Lev Tolstoj dal canto suo ammoniva: “Vero che noi non siamo responsabili dei misfatti dei governanti, ma siamo responsabili dei nostri misfatti, e quelli commessi dai nostri governanti divengono nostri se, sapendo che sono misfatti, noi partecipiamo al loro compimento“.

Non si può negare che l’odierno sistema politico-istituzionale italiano, oltre la coltre della sua apparente democraticità, stia devastando intere fasce della popolazione ed abbia abbandonato il meridione alla desolazione.

I governi e le classi dirigenti oggidì si appoggiano non sul diritto, neanche sopra una parvenza di giustizia, ma sopra una organizzazione così ingegnosa, grazie ai progressi della scienza, che tutti gli uomini sono presi in un cerchio di violenza dal quale non hanno alcuna possibilità di uscire3.

Contro un simile stato, sia come “stato delle cose” che come “Stato politico”, Forza del Popolo intende reagire energicamente.

Forza del Popolo s’interroga da tempo su cos’altro debba subire il popolo affinché reagisca, fin dove possano spingersi i segni dello sfacelo affinché il popolo si desti e riappropri del suo destino.

A tale interrogativo non segue alcuna risposta, poiché il movimento non attende né guerre né totalitarismi affinché abbia luogo una ri-Costituente democratica, cioè la ricostruzione dalle fondamenta della Repubblica italiana.

Una ricostruzione resa necessaria dal collasso della democrazia, naufragata tra le onde di una – a tratti – indecifrabile dittatura soft, costruita silenziosamente all’interno delle maglie democratiche, i cui frutti di fame e di miseria non sono dissimili da quelli di un conflitto bellico che si perpetua da decenni.

I partiti tradizionali hanno perduto la loro ragione d’essere e appaiono più dei comitati d’affari che centri di rappresentanza della sovranità popolare.

Per il francese Georges Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario, “Uomini d’affari e politicanti non sanno niente della produzione, e tuttavia si ingegnano per imporsi ad essa, mal dirigerla e sfruttarla senza il minimo scrupolo: ritengono che il mondo rigurgiti di ricchezze abbastanza perché si possa comodamente derubarlo, senza sollevare troppo gli strepiti dei produttori; tosare il contribuente senza che questi si rivolti: ecco l’arte del grande uomo di Stato e del grande uomo d’affari. Hanno una scienza tutta particolare per fare approvare le loro furfanterie dalle assemblee deliberanti; il regime parlamentare è truccato allo stesso modo delle riunioni di azionisti. Probabilmente è per via delle affinità psicologiche, derivanti da questi modi di operare, che gli uni e gli altri si intendono in maniera tanto perfetta: la democrazia è il paese della cuccagna sognato da uomini d’affari privi di scrupoli4. Sono passati più di cent’anni da quando Sorel descriveva la “sua” realtà, che è anche ed ancora la “nostra”. Sono passati cent’anni ed esattamente non è cambiato niente. Noi di Forza del Popolo non ci arrendiamo, non fuggiamo alla ricerca della libertà, ma vinceremo per la nostra libertà.

Forza del Popolo, quindi, alla “critica dello stato” affianca l’idea rivoluzionaria di ricostruzione dello Stato dalle sue fondamenta. Perciò, la vocazione di Forza del Popolo è eminentemente rivoluzionaria.

1In particolare dai filosofi Grozio e Althusius, e poco dopo da Locke.

2John Locke – Two Treatises of Government, II, 19, 241.

3Lev Nikolàevič Tolstòj, Il regno di Dio è dentro di voi.

4Georges Sorel, Riflessioni sulla violenza, Cap. VIII La morale dei produttori.

pertini

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