Dunami tempu ca ti spirtusu

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di Vincenzo Sparti

Chi sono io? Un rivoluzionario. Lo dico così, senza mezzi termini. Io non voglio questo stato di cose. Detesto sin nel profondo questa società ingiusta. E non è solo un problema istituzionale, che, cioè, ritengo gli attuali assetti politico-costituzionali inidonei a garantire alle persone la libertà e la felicità.

E’ un problema ben più profondo che guarda al sistema valoriale su cui la società stessa s’è fondata dando per scontate e immutabili delle leggi che, invece, possono e debbono essere cambiate.

Non è umano costringere gli uomini a passare tutta la vita a cercare di sopravvivere in una ricerca matta e titanica del sostentamento, quando lo Stato ti toglie più della metà di ciò che tu guadagni col sudore della tua fronte. Non è umano che quanti non hanno la forza di restare in questa folle gara vengano abbandonati a sé stessi e destinati al suicidio fisico o sociale che sia. Non è umano che il sistema dei consumi abbia così abbacinato le nostre menti convincendoci dell’indispensabilità di cose che indispensabili non sono, al solo fine di alzare apparentemente il nostro tenore di vita con beni che non rendono la vita degna d’essere vissuta. Siamo diventati schiavi degli oggetti, ed abbiamo abbandonato il rapporto con la terra, anzi, le siamo diventati nemici, e facciamo tutto ciò che è possibile per distruggerla.

Non sono un utopista. Credo, anzi, che sia possibile cambiare le cose. Se solo un po’ di persone con la testa sulle spalle decidesse di tentarci. Lo so che prendere il largo fa sempre paura, e sembra inutile. Quando Pietro viene invitato da Gesù Cristo a rimettere la barca in mare per la pesca (“Duc in altum!”, Prendi il largo), aveva già tentato di prendere pesci tutta la notte senza alcun risultato. Aveva più di un motivo per declinare l’invito, ritenendo inutile l’ennesimo tentativo. Eppure lo fa, prende il largo, egli non è convinto di farlo, è diffidente, però afferma “sulla tua parola getterò di nuovo le reti”. Questa è la fede, ragazzi!

Io non so quale sia il vostro motore, se la fede in Dio, o nella vita, o nel coraggio, o nel fuoco. Ma potremo raggiungere dei risultati nella misura in cui avremo fede in qualcosa, non delle certezze. Lasciamo le certezze ai pigri ed ai pavidi, le monotone e noiose certezze. Nell’isola del tesoro di Stevenson uno dei protagonisti principali, dopo estenuanti ricerche del tesoro, dice “Al largo! Al diavolo il tesoro! E’ l’incanto di questo mare che mi ha rapito la testa!”. Il senso della vita non è nella certezza, ma nella ricerca che, virtuosamente, condurrà a sempre più alti livelli di consapevolezza. “cercate e troverete” dice il Vangelo, e forse è la più grande verità.

Mettiamoci insieme per mandare a casa tutti gli impostori che, seguendo il proprio profitto, stanno massacrando milioni di innocenti.

Non abbiamo né ambizioni personali né progetti preconfezionati. Abbiamo creato un contenitore, il movimento Forza del Popolo,  attraverso il quale incidere sul sistema grazie al contributo di tutti quelli che vorranno prendervi parte. Iniziamo in pochi, noi soli pochi, come un granellino di senapa, eppure siamo convinti di riuscire nell’impresa secondo l’adagio siciliano del topo alla noce “dunami tempu ca ti spirtusu”

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